Archeologia e Antropologia

Recupero e studio dei resti umani

 

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Archeologia e Antropologia Forense 


L'archeologia e antropologia forense sono discipline largamente impiegate nel mondo anglosassone casi in cui la Magistratura e l’Autorità Giudiziaria si trovano ad indagare sul rinvenimento di resti scheletrici o altamente decomposti e deteriorati.

Attraverso lo studio dei resti e del contesto con metodiche archeologiche è possibile stabilire la natura umana o animale dei reperti, nonché procedere ad una prima datazione in modo da stabilirne l’epoca della morte e valutarne così la competenza giudiziaria.

Il recupero dei resti con tecniche di archeologia forense (che uniscono quelle tipiche dello scavo archeologico con le esigenze di indagine scientifica e giudiziaria) possono fornire informazioni circa le modalità di deposizione-occultamento del cadavere e permettere il repertamento di indizi utili alle forze investigative.

Qualora i resti risultassero di natura umana e di interesse della Magistratura, possono subentrare analisi e studi a carattere antropologico per procedere all’identificazione generica e alla redazione di un profilo biologico del soggetto a cui appartengono.

 

    Quando non si hanno tracce sulla possibile identità dei resti, infatti, l’unico modo per indirizzare le indagini e restringere il campo dei sospetti in modo da poter ricercare i dati intra vitam tra un numero relativamente ristretto di persone scomparse è quello di stendere un profilo biologico (ceppo razziale, sesso, età, eventuali caratteri distintivi) partendo dallo studio antropologico forense dei resti stessi. La figura dell’antropologo forense potrà inoltre, in sinergia con il medico legale, ricercare sulle ossa tracce di una storia clinica utile all’identificazione del soggetto attraverso cartelle cliniche e immagini radiografiche, ma anche individuare eventuali lesioni riferibili alle modalità del decesso.

Nei casi in cui le indagini non riuscissero a rintracciare possibili candidati per accertamenti e confronti tra i dati ante mortem di persone scomparse e quelli ottenuti dai resti in studio, un’ultima chance per indirizzare le ricerche può essere rappresentata dalla ricostruzione facciale partendo dai resti cranici del soggetto rinvenuto: rimodellando i tessuti molli sulle strutture scheletriche è infatti possibili approssimare le sembianze avute dal soggetto in vita; questo identikit se diffuso nei canali di informazioni nazionali e internazionali potrà innescare in conoscenti e congiunti un meccanismo di riconoscimento al quale potranno poi seguire debiti riscontri antropologici, odontologici e genetici

 

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